La 15^ sconfitta consecutiva rossoblu -dalla finale di Coppa Italia ad oggi- giunta a Calvisano prima della sosta per gli impegni novembrini degli azzurri di Berbizier, ci consente di fare alcune analisi/considerazioni, a 3 giornate dalla fine del girone d’andata.
Intanto la Rugby Rovigo ed il d.s. Nalio mantengono la parola data e, per sopperire alla partenza di Ayala, il cui ritorno è previsto per Aprile 2007, ingaggiano il forte n.° 8 australiano Charles Wyllie, capitano e trascinatore dei Sunshine Coast Stingrays, squadra della 1^ divisione della provincia del Queensland.
DIFESA ED OCCUPAZIONE:
Tranquilli, veloci, reattivi, organizzati e determinati. Tutto il XV rossoblu ha fornito una prova solida e consistente per gran parte del match. GRINTA è una parola che finalmente possiamo ricominciare ad usare per descrivere il piglio dei rossoblu. Specie nei primi 25′ -forsennati e prevedibili- di attacco da parte di Calvisano, Rovigo sui breakdowns ha difeso sempre bene, con disciplina e pochi uomini impiegati. Ciò ha consentito di schierare più atleti al largo, dove Calvisano impostava le fasi dalla 2^ in poi. Qui, grazie alla regia difensiva di Contepomi (prodigo di consigli e direttive ai compagni per tutti gli 80′), l’occupazione ed i ripiazzamenti sono stati validi e presenti. Calvisano ha avuto poche occasioni da meta ed è stato presto costretto a cercare i pali. L’unica marcatura è arrivata dopo 60′ con Rovigo in 14 ed in affanno, sull’unica occasione in cui i bresciani sono riusciti ad infrangere la prima linea di difesa rossoblu sui trequarti.
IL PACK:
Note positivissime. La touche ha si fornito poche quickballs a Lobrauco, ma è stata sicura e solida per tutto il match, con Gatti preciso, anche se penalizzato da numerose temporanee per sangue.
Più in generale la prova dei primi 5 uomini è stata maiuscola; in mischia chiusa, dove Orlandi si è riscattato ed il pack rossoblu ha conquistato una rubata e due spazzate; la sofferenza è arrivata solo negli ultimi 15′ -con molte girate e mischie vinte retrocedendo- dopo l’ingresso dei debuttanti De Bialoskurski ed E. Padrò e lo spostamento di Reato fuori ruolo a n.° 8, mentre Calvisano aveva inserito i pezzi da novanta Persico e Purll.
Sugli scudi Oliviero, che cresce ad ogni prestazione. Impressionante in difesa durante l’assedio dei calvini nel p.t. e l’unico -assieme all’ormai sicurezza S. Padrò- a prendere con continuità il vantaggio palla in mano.
Dopo la sfuriata iniziale, Reato e Maloney hanno guidato il pack al blitz nei 22 di Calvisano, vedendosi annullare una meta -apparsa regolare- dopo un ottimo movimento dell’australiano.
LA CERNIERA (8-9-10):
Note dolenti. Nonostante la generosa prova di sabato, capitan Barion non è un n.° 8; serve un atleta in grado anche di partire palla in mano per impostare una 2^ fase di qualità. Dopo le deludenti prove di Davies, una chance potrebbe aprirsi per Badocchi, elemento fisicamente non imponente ma rapido e grintoso per questo ruolo. La prova “tutto-cuore-e-volontà-di-avanzare” nello spareggio per l’europa contro il Petrarca dello scorso campionato fa ben sperare in tal senso.
A questo proposito sembra giungere a fagiolo anche Charles Wyllie, australiano che -come promesso dalla dirigenza- andrà a sostituire temporaneamente Ayala. Capitano e leader della sua squadra, Wyllie arriva con ottime referenze: ha appena vinto il premio come miglior giocatore dell’anno della sua squadra durante l’ultimo campionato disputato. 26 anni, elemento fisicamente simile ad Ayala (1.88 per 110 chili), è caratterialmente dotato per guidare un pack rossoblu in crescita.
Lobrauco da timidi segnali di miglioramento, ma non è ancora il giocatore estroso, intraprendente ed imprevedibile di 3 stagioni fa. Difficile stabilire se per direttive stabilite nel pre-gara, poca fiducia del pack o cos’altro, ma le opzioni di gioco valutate sono ancora troppo poche. Anche a Calvisano, gli avversari hanno letto presto il gioco offensivo del Rovigo fuori dalla mischia, difendendo con pochi uomini -e senza 2^ e 3^ linea di difesa- dietro alla mischia. Al piede l’argentino gioca calci di spostamento ed u & u in quantità, ignorando invece grabber profondi o finte con dai e vai per le 3e linee, tattiche molto più efficaci con un Sauan da poter mandare “in caccia” ed un pack ritrovato come quello rossoblu.
Bustos è una garanzia in difesa e palla in mano; inoltre imposta molto bene la ruck, ma è ancora emotivamente fragile e confusionario nella regia del gioco dei trequarti. Nei 5′ di assedio rossoblu verso metà del p.t., anziché giostrare palla attorno al pacchetto o con penetrazioni dal sostegno facile, ha freneticamente sparato un crosskick controsole per Furin. Passaggio in avanti e possesso+dominio territoriale sfumati. I due calci piazzati sbagliati erano, ancora una volta, piuttosto agevoli (centrale da 40 metri il primo; laterale ma ravvicinato il secondo).
TREQUARTI:
C’è molto da lavorare. Se è ormai evidente come Zanella abbia deciso di dare priorità di cure ed attenzioni a mischia e difesa, riuscendo a migliorarle, urge un salto di qualità nel rendimento OFFENSIVO dei trequarti. In terra bresciana si è assistito agli ennesimi lanci di gioco con atleti troppo piatti, senza velocità e sempre a rischio intercetto. Le opzioni e gli schemi latitano, i passaggi imprecisi e lenti sono ancora troppi.
Insufficienti le prove di Furin e Calanchini, fuori posizione sui calci di spostamento di De Marigny. Il polesano è poi apparso incerto ed intimorito sulle prese, l’italoargentino ha rotto qualche placcaggio ma non riesce ad essere devastante in velocità. Inspiegabile il mancato impiego di Sauan, entrato a soli 5′ dal termine.
Di Maura continua a convincere per aggressività, grinta e convinzione anche nel ruolo di estremo, dove ha trovato buchi interessanti ed usato bene l’u & u.
Contepomi ha disputato una buona partita, considerata la sua lunga assenza dai campi di gioco; ha dato ordine e fiducia al reparto parlando molto (incitamenti, direttive, rimproveri), trasformando in oro -con un passaggio pallavolistico- un pallone lento, alto e con una difesa blitz di 3 calvini, liberando Calanchini per la meta poi annullata.
Tuttavia il nazionale argentino non è un centro con le caratteristiche di Leaega o Pizarro. Inadatto quindi per autoscontri e penetrazioni con cambi d’angolo -che tanto servirebbero a questo Rovigo con trequarti senza abbrivio e capacità penetrativa- sembra più incisivo come “seconda apertura” accanto a Bustos. Dallo sfruttamento delle sue qualità e capacità dipenderanno scelte di gioco palla in mano da parte del reparto.
CINISMO:
La caratteristica peculiare della ‘banda Canale’, che sembra essere svanita. Ovvero la capacità di fare punti/trarre il massimo da tutte le pochissime occasioni create o capitate.
Nel p.t., ogniqualvolta Rovigo è riuscito a mettere il naso nella metacampo di Calvisano, una touche imprecisa, un passaggio in avanti, un’incertezza in ruck, idee poco chiare e frenesia nell’impostazione del gioco hanno fatto svanire le occasioni.
E’ così che Rovigo ha raccolto solo un c.p. sui due (più uno nel s.t.) avuti a disposizione, per non parlare dei lunghi minuti di forcing nei 22 di Calvisano, con le due mete annullate ed una lunga sequela di scelte sbagliate e frenesia.
DISCIPLINA:
Una delle chiavi di volta in negativo della stagione ed a Calvisano. Anche in terra bresciana Rovigo ha rimediato cartellini gialli (ben 3). I rossoblu hanno lottato alla pari con una squadra attrezzata per vincere lo scudetto fino a che sono stati sorretti da correttezza e freschezza atletica. La meta, poi risultata decisiva, di Calvisano è giunta con Rovigo in 14 per la temporanea comminata a S. Padrò al 24′, preceduta da quella di Gatti nel p.t. e seguita da quella a Salvan al 33′ del s.t., quando una squadra in 15 e con alcuni cambi appena effettuati avrebbe potuto tentare la segnatura che sarebbe, a quel punto, valsa il bonus. Una squadra già inferiore ai vicecampioni d’italia ed autrice di una prestazione tutta grinta, determinazione e carattere, non può concedere anche una superiorità numerica per nervosismi (Salvan) o falli sciocchi (S. Padrò). Nell’economia del match ci può stare una direzione bislacca come quella dell’arbitro Falzone -ed in questo caso è sembrata eccessivo il giallo a S. Padrò- ma la forza di una squadra sta anche nel sapersi “adattare” al metro dell’arbitraggio.
IL TIFO:
IRRIDUCIBILI. Una sola parola per i tifosi rossoblu, presenti a Calvisano sulla porzione destra della tribuna coperta. Un manipolo di circa 30 unità, rumorosi e suscettibili ad ogni buona azione del Rovigo, sono stati gli unici ad attendere il passaggio dei propri atleti sotto la tribuna in direzione spogliatoi, per tributare loro un doveroso e gradito (vista la risposta dei rossoblu) applauso/incitamento. Tutto questo mentre i tifosi calvini avevano già abbandonato tribuna -e propri portacolori sul terreno di gioco- nel silenzio più totale.
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