
La deludente campagna azzurra in terra di Francia per la RWC 2007, con susseguente addio di Berbizier imprudentemente già comunicato in pieno 6N, pare aver scatenato i primi terremoti; la cosa strana e difficilmente preventivabile è che le scosse provengono sia dall’interno del gruppo azzurro che dall’esterno.
Questo almeno è ciò che rimbalza sui giornali. Il “la” lo ha dato il rodigino Malfatto sulle pagine del Gazzettino nazionale, lunedì scorso:
“..I dirigenti hanno organizzato l’addio ufficiale al citì, che va al Racing Parigi. La squadra c’è tutta. Parla il manager Carlo Checchinato, parla l’accompagnatore Pierluigi Bernabò. L’unico che non parla, a parte un grazie, è Berbizier. Nonostante sia l’ultima volta che può dire qualcosa a questi ragazzi tutti insieme. Timidezza di carattere? Probabile. Ma anche freddezza verso una parte del gruppo, con il quale rapporto si è definitivamente deteriorato dopo tre mesi a contatto di gomito fra preparazione e Coppa del Mondo. Una delle cause delle prestazioni inferiori alle attese dell’Italia va cercata qui.
Sulla mancata sintonia nei 21 giorni francesi della Coppa finora c’erano stati solo sussurri. Adesso che, purtroppo, tutto è finito si sono trasformati in qualcosa di più. Mezza squadra ormai non era più in sintonia con Berbizier. Ha tenuto duro unita all’altra mezza sperando di centrare l’obiettivo comune dei quarti. Ma ormai non sopportava metodi, idee, scelte, atteggiamenti del citì. Non tanto perché aveva annunciato con largo anticipo l’addio. Quanto perché stare 3 mesi vicini ha fatto esplodere i motivi di logoramento, anche in passato mai mancati.
Come dimenticare la panchina impartita a Lo Cicero (ora, però, lo porta con sè al Racing) appena Berbizier è arrivato in Italia? O la vicenda della leadership e certe frasi rivolte a Bortolami in conferenza stampa? O le sfuriate negli spogliatoi (Genova con l’Argentina), le giubilazioni (Stoica, Scanavacca), il rifiuto di consegnare le maglie ai giocatori prima di Italia-Canada a Fontanafredda (reazione al braccio di ferro sugli stipendi che infiammava quei giorni) e ulteriori episodi? Al Mondiale si è aggiunto dell’altro. A partire delle scelte tecniche e dalla risposta all’Haka contro gli All Blacks, dalle accuse di troppe distrazioni extrarugbistiche lanciate dal citì a certi azzurri, o da quelle di scarso studio degli avversari imputate da loro a lui.”

Le prime avvisaglie erano però giunte alcuni giorni prima, guardacaso alla vigilia di Italia-Scozia, dal sito internet ilvelino.com, ad opera di Giacomo Mazzocchi:
“Alla vigilia arriva la sferzata: fuori Bortolami dall’Italrugby anti-Scozia sabato a St-Etienne. Il capro espiatorio è dunque il capitano che tutto il mondo ovale ci invidia. Il manico resta al proprio posto. La squadra viene affidata al gladiatorio Troncon alla 101esima partita azzurra. Incrociamo le dita. Il siluramento era nell’aria. Da quando, dopo il Portogallo, sono partite verso i leader della squadra le critiche del ct Berbizier e da quando sono filtrate, sempre dopo il Portogallo, le prime illazioni attorno al mal di collo e polpaccio destro di Bortolami. Marco, infatti, potrebbe tranquillamente scendere in campo sabato sera per guidare gli azzurri e, come sempre, dare più del 100 per cento. I suoi erano lievi acciacchi da cui ristabilirsi con poche sedute terapiche. Inoltre, sabato saranno dieci giorni dalla partita del Portogallo. Si tratta dei classici infortuni diplomatici, tirati in ballo quando ci si vuol liberare di qualcuno scomodo, senza creare casi. Ma l’implicito messaggio del duo Berbizier-Checchinato è volutamente comprensibilissimo: le colpe sono tutte del capitano che dirige le operazioni in campo, anche per le turbe mentali che affliggono gli azzurri in Francia. Noi non lo possiamo accantonare per questioni di stile, però approfittiamo del suo lieve infortunio per tenerlo a riposo, lasciando che la squadra esprima il suo vero potenziale. Buona la mossa anche perché, se va male, l’assenza del capitano può essere sfruttata come un alibi in più. In realtà, ed è cosa nota, l’accoppiata Berbizier- Checchinato mal sopporta la strutturata personalità di Bortolami, vero, intelligente leader in campo e fuori. Capitano della Nazionale quando mancavano quattro giorni alla data del suo 22esimo compleanno e quindi capitano del Petrarca, del Narbonne e attualmente del Gloucester, uno dei club più forti del mondo. Naturalmente skipper anche dei successi su Scozia e Galles nell’ultimo Sei Nazioni. Insomma, un mito con un carisma e un talento indigesto a chi vuole accaparrarsi tutta la gloria. (…) L’Italrugby ha fatto sognare finché è rimasta un gruppo unito. Poi, i successi nel Sei Nazioni hanno dato alla testa a qualcuno, nel senso che il manico ha cercato di appropriarsene per capitalizzarlo a suo uso e consumo esclusivo. Qui è nata quella lacerazione mentale di cui si sta pagando le conseguenze e che è sotto l’occhio di tutti denunciata sia dallo stesso ct uscente, Berbizier, che da quello entrante, Mallett. Ma di chi è la responsabilità di un disordine mentale se non del manico?”

Ipotesi fantasiose? Rabbie represse e mai sopite? Lo stesso Mazzocchi, gratificato con la sconfitta italiana dall’appagante e giusto sentimento del “l’avevo detto, io!”, così continuava, il giorno dopo la sconfitta:
“(…) Lascerà l’azzurro anche Berbizier. Questa è stata l’ultima sua partita come c.t. Aveva cominciato bene. Poi si è lasciato trascinare da influenze improprie rinunciando a gestire il gruppo. Salvo poi tentare di riprenderlo nel finale per imporsi nella sua patria. Così ha imposto il “suo” Bortolussi e ha costretto al forfait anticipato quello che di questa Nazionale era il leader, Marco Bortolami. Per evitare problemi e farlo fuori astutamente senza sollevare problemi, ha annunciato la formazione ai giocatori ben sei giorni prima del match approfittando del fatto che Bortolami fosse in infermeria. Il tecnico francese, in precedenza non aveva mai annunciato il XV che scendeva in campo prima che fosse costretto dal regolamento, cioè all’antivigilia e, quando poteva, anche all’ultimo momento. Può anche essere che il risentimento al collo di Bortolami fosse in qualche modo effettivo dopo Italia-Portogallo. Rimane, però, molto sospetto l’annuncio del XV una settimana prima. Insomma con un colpo di coda Berbizier ha cercato di accreditarsi in Francia come il grande stratega capace di vincere anche senza il Capitano. Ha rischiato e non gli è andata bene. Beh, in realtà lui aveva poco da perdere visto il suo contratto con il Racing. L’Italia, mai così vicina al rugby, ha perso, invece, tantissimo. Chi mai ci ripagherà!

Pare, insomma, giunto il tempo di un sommario -ma a nostro parere tardivo- ‘regolamento di conti’ rispetto ad un ultimo anno di gestione azzurra che definire bizzarro, sospetto ed inquietante è un eufemismo. E non ci riferiamo solamente al trattamento riservato ad Andrea Scanavacca, ma anche alla “strana” convocazione di alcuni giocatori ed all’incaponimento di Berbizier su tattiche di gioco e giocatori schierati.
In ogni caso quelle che arrivano sono stoccate pesanti, soprattutto perchè partono anche dai giocatori. In primis dal capitano Bortolami, nell’articolo pubblicato da e-polis:
“(…) Non mi era mai successo un fatto del genere. Ho saputo giovedì sera che le mie condizioni non erano tali da consentirmi di giocare sabato. Perciò mi chiedo: perchè non aspettare i tempi normali per annunciare la formazione facendo, nel frattempo, tutto il possibile per tentare il recupero? Quando a maggio ho dovuto saltare la finale del campionato inglese si è aspettato fino a tre ore prima del match prima di rinunciare all’impiego del capitano. (…) Berbizier è stato irremovibile. I ragazzi sono stati magnifici con me e le parole che mi ha rivolto nel chiuso degli spogliatoi Troncon, prima di scendere in campo, non le dimenticherò mai. La squadra era con me e sul campo l’ha dimostrato. (…) In effetti, ci aspettavamo qualcosa di più. Le nostre prestazioni con Romania e Portogallo sono state al di sotto delle nostre possibilità. Ma contro la Scozia abbiamo provato a riscattarci, dando il massimo. Forse ci è mancata un pò di disciplina, avremmo dovuto mantenere i nervi più saldi. (…) Quella di riunirsi in cerchio al momento della danza rituale degli All Blacks è stata una decisione di Berbizier a cui la maggior parte dei giocatori era contraria. Noi eravamo ben disposti a guardarli in faccia per accettare la sfida. Lui aveva le sue idee ed ha deciso altrimenti. Quell’episodio è stato devastante. Gli effetti della débacle sul campo si sono poi sentiti contro rumeni e portoghesi. Ci sono volute tre settimane per liberarcene. (…) Io ho sempre interpretato il mio ruolo come quello di colui che porta all’attenzione dell’allenatore le problematiche del gruppo e i bisogni tecnici. Ma non sempre sono state raccolte. Il gruppo aveva le qualità tecniche, umane e individuali per far bene come l’Argentina. Caratterialmente sul campo si è spesso esaltato con un grande valore aggiunto. Ha lavorato dando il massimo. Non poteva fare di più, il resto toccava ad altri… (…) Non vedo l’ora di ricominciare con il nuovo allenatore. Il gruppo è ancora lo stesso, siamo tutti giovani e abbiamo ancora margini di miglioramento. Non penso che il pubblico ci abbandonerà ma dipenderà da noi e dai risultati che otterremo sin dal prossimo Sei Nazioni.”
Poche ore dopo arrivano anche le dichiarazioni di Andrea Masi (raccolte da Stefano Castellani), uno degli ultimi azzurri ad arrendersi in questa RWC:
“(…) Ringrazio tutti per i complimenti ricevuti – spiega Masi – ma avrei voluto giocare di più nel ruolo di centro e non in quello di ala come nei match con la Romania e Scozia. Purtroppo Mirko Bergamasco e Gonzalo Canale erano inavomibili come centri per l’ex Ct Pierre Berbizier». Poi Masi aggiunge: «Non voglio fare polemiche anche perchè oramai il nostro mondiale è finito. Non sono risentito, anche se mi piacciono le cose giuste: solo chi merita di giocare deve scendere in campo. Mi dispiace perchè come centro mi divertivo di più e potevo dare il massimo per l’Italia (…).”
Dichiarazioni a nostro avviso tardive perchè arrivate a giochi fatti, e con problematiche non sviscerate in tempo utile per essere risolte. Di fatto l’addio di Berbizier potrebbe aprire nuovi scenari alla nazionale italiana, con un progetto quadriennale per costruire una rosa di giocatori in cui avere almeno 4 potenziali titolari in ogni ruolo, snellendo la rosa stessa da atleti che non potranno arrivare alla prossima RWC e da quelli che in questi mesi si sono dimostrati deleteri per il gruppo, chi per il proprio carattere e chi perchè “raccomandato”, od ancora chi è apparso negli ultimi mesi molto nervoso e -secondo i soliti beninformati- “protagonista”, soprattutto nei giorni novembrini di Italia-Canada, dando invece spazio ai giovani italiani più promettenti facendo acquisire loro esperienza internazionale.

Invece il timore è che nulla sia destinato a cambiare; questo emerge, almeno, dall’intervista rilasciata da Dondi quest’oggi alla Gazzetta dello Sport. Intervista nella quale il presidente FIR, criticando le parole di Bortolami, di fatto trova in lui un capro espiatorio comodo e lo priva della fascia di capitano consegnandola a Mauro Bergamasco, vice di Troncon nell’ultima gara giocata ed autore del discorso di fine partita ai compagni. Compagni che pare l’abbiano già indicato come futuro capitano azzurro. E’ lecito però chiedersi QUALI compagni, dato che, ad RWC finita e con il nuovo c.t. ancora da confermare, ancora non sono noti i giocatori che andranno a comporre il prossimo gruppo dell’italrugby.
Ci si augura che, dagli scranni della FIR, parta un cenno di virata rispetto alla politica con cui gestire la nazionale; ossia che non si ricorra a nuove equiparazioni, magari italo-sudafricane ora che Mallett (nome spuntato all’improvviso; ma Dondi stesso non dichiarava solo pochi mesi fa che “c’è la fila di allenatori francesi che vogliono fare da c.t. all’italia”?) è stato appena ufficializzato come il nuovo c.t. azzurro.
Foto da repubblica.it
Tag: alessandro troncon, bersaglieri, carlo checchinato, coppa del mondo, dondi, fir, marco bortolami, mauro bergamasco, nazionale italiana rugby, nick mallett, pierluigi bernabò, pierre berbizier, rossoblu, rovigo, rugby, rugby rovigo, rugby rovigo blog, rugby rovigo.blog, rugby world cup, rugbyrovigo.blog
3 Ottobre 2007 alle 1:05 pm |
E “basta oriundi” !
Non piace come iniziativa?
Una nazionale dev’essere, secondo me, il risultato finale di un lavoro nato nei nostri vivai. Questo in tutti gli sport.
Ovvero, chi non è cresciuto qui rugbysticamente -fin da bambino- o no è italiano di cittadinanza non gioca nella nazionale.
Non è assolutamente razzismo! E’ non far perdere di significato alle nazionali stesse e alle competizioni internazionali.
3 Ottobre 2007 alle 7:42 pm |
Concordo con Tommaso.
L’unico per cui mi dispiace è Troncon. Per il resto… basta, rifare! Anche se c’è chi mormora che non cambierà nulla e che la lezione non è servita a nulla. Se sarà così… vorrà dire che meriteremo solo calci nel sedere.
Vabbè, basta. Ora solo forza Rovigo
13 Febbraio 2008 alle 1:12 am |
Ho cercato l’articolo in questione, il sito è http://www.ilvelino.it
Povero Troncon!!