ROVIGO–TREVISO: IL DERBY DEI SOGNI FA VOLARE I ROSSOBLU’ E L’INTERA CITTA’

By rugbyrovigo.blog

Dal settimanale di attualità “Appunti“, riportiamo un articolo di Cristiana Chiarion.

Immaginate 2000 persone di tutte le età che durante la settimana lavorano, studiano, dormono, sognano.
Duemila persone che aspettano il sabato pomeriggio per riposarsi e riunirsi a godere lo spettacolo dello sport più bello del mondo, che vive nel loro DNA.
Nelle piazze della Città in Mischia si parla di rugby: la mattina nei bar davanti ad un cappuccino ed un cornetto caldi, la sera davanti ad un bicchiere di spritz, sorseggiato nei tavolini all’aperto degli stessi bar.
Rovigo è ancora la città in cui ci si sgomita o si indica col dito il giocatore di rugby che passeggia per le strade del centro.
E’ una passione che ha origini storiche. L’ultimo scudetto parla ormai quasi di leggenda: la città più ovale d’Italia lo ricorda e ne parla come fosse ieri, ma sono passati 17 lunghissimi anni.
Troppi per un entusiasmo mai sopito, brace che cova sotto la cenere, che alimenta un fuoco che brucia e divampa in discussioni in famiglia, nelle piazze della città, ed ora anche nei siti internet gestiti dai tifosi, dall’ormai leggendario “Sitoignorante” (se sei ignorante sei il benvenuto!), ai più recenti “Posserossoblu” e “Rugbyrovigo.blog”, fiore all’occhiello per la competenza, accompagnata all’ironia, che caratterizza ogni intervento.
Passione che sta esplodendo in un anonimo “Omo de Rebi”, che da qualche tempo imperversa sugli stessi siti con simpaticissimi comunicati in puro dialetto rodigino, dilettando tifosi ad addetti ai lavori.
La stessa passione che spinge persone emigrate da Rovigo, ma che si sentono sempre parti di questo mondo, a percorrere chilometri ogni fine settimana per non perdere la partita dei bersaglieri.
Queste 2000 persone si ritrovano Sabato 3 Novembre sulle tribune del Battaglini. La giornata è assolata, l’atmosfera ulteriormente calda.
E’ il secondo derby a distanza di due sole settimane: ancora non si è spento l’eco della vittoria nel derby d’Italia contro il Petrarca, vinto sul filo di lama, ma è un eco attutito dalla sconfitta per un solo punto, subìta il sabato precedente a Catania.
Oggi non si scherza, oggi arriva la corazzata Treviso, detentrice dello scudetto, costruita per ben figurare in Heineken Cup e per vincere il campionato italiano quasi ad occhi chiusi.
E’ la corazzata dell’equipaggio formato da nomi celebri: da Goosen a Williams, da Mauger a Van Zyl, che arriva con l’unico scopo di stravincere, anche per dissolvere l’ombra di una possibile crisi, dopo la pesante sconfitta subita una settimana prima a Viadana.
Rovigo però sogna.
Sogna da 17 anni lo scudetto, sogna di tornare tra le grandi protagoniste del campionato italiano, sogna da 8 anni di battere i cugini della Marca, sfatando un tabù che dura dalla stagione 1999/2000, e sogna di vincere ancora in casa dopo 15 anni i due derby storici: dalla stagione 1992/93, l’ultima stagione giocata a Rovigo niente meno che da Naas Botha, Rovigo non batte sia Petrarca che Treviso.
La partita comincia in questa atmosfera.
Rovigo combatte su ogni pallone, tatticamente mette in grossa difficoltà i biancoverdi, domina e tiene il possesso di palla, tiene in mischia chiusa e mette in difficoltà Treviso in touche, lotta con carica agonistica su ogni pallone, blocca i trevigiani con un paio di “francesine” da Mondiale, segna calci con Pepe, un drop con Bustos, va a prendersi una meta tecnica con Calanchini, che effettua un calcetto a scavalcare ed ormai lanciato verso la linea di meta viene fermato irregolarmente.
Un primo tempo da “manuale” che si chiude sul 16-3 per i rossoblu, ma anche con la preoccupazione dovuta alla serie di infortuni che nel corso dei primi 40′ di gioco ha costretto ad uscire molti uomini chiave, dal fortissimo tallonatore Mahoney alla terza linea Badocchi, a cui si dovranno presto aggiungere nel corso della ripresa il mediano di mischia Legora ed il ritrovato Ayala.
I trevigiani ne approfittano e spingono nel corso di tutto il secondo tempo; rimontano piano piano, anche se la difesa rodigina continua ad essere accanita.
Una meta al 15′ delle ripresa fa sentire il fiato sul collo dei rossoblu, ma è al 30′ che i biancoverdi ribaltano il risultato con la seconda meta, viziata da un netto passaggio in avanti, visto da tutti ad eccezione dell’arbitro che convalida il sorpasso, a 10′ dalla fine.
Al calcio di Pepe segue un drop di Goosen, esattamente al 40′.
L’arbitro segna: mancano 2′ alla fine.
I bersaglieri continuano ad attaccare, il pubblico in piedi sugli spalti li incita e spinge con loro.
Arriva il 42′. Goosen calcia un pallone fuori oltre la metà campo, Rubini effettua la rimessa laterale veloce.
E’ l’ultimo pallone, l’ultima azione. Treviso a quota 23, Rovigo a 19.
Quelle 2000 persone che sognano si sentono ancora una volta beffate.
Il pallone arriva a Di Maura, che lo lancia verso l’estremo Basson, dentro la propria metacampo.
Il lancio è imperfetto, il pallone carambola per terra, rimbalza malamente tra l’estremo rossoblu e Goosen che si avventa.
Il folletto rodigino riesce ad anticipare l’apertura trevigiana, raccoglie un pallone impossibile e con un guizzo evita in progressione tre giganti biancoverdi, li salta, poi serve l’onnipresente Britz.
Progressione e passaggio a Barion, lateralmente a sinistra è già lanciato Calanchini.
Lancio lungo, raccolta al volo dell’esuberante ala rossoblu.
E proprio sotto la tribuna “nuova”, quella riscaldata dal sole e dal tifo incessante, Pablo con la sua forza prepotente ed inarrestabile fulmina tre avversari e si invola a schiacciare in meta, nel varco aperto sulla bandierina laterale.
Sorpasso e vittoria: 24-23!
Immaginate ora il boato di quelle 2000 persone che sognano da anni.
E’ il boato del Battaglini che grida al vento la sua vittoria, perché il vento la diffonda e con essa la gioia incontenibile, che alle 16.45 di Sabato 3 Novembre fa esplodere la città in mischia.
Era un sogno, ora è realtà. Rovigo può finalmente dire: “Siamo tornati! Ci siamo anche noi!”.

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